L’Odissea di Benou. E del suo compare Marzouki..
f.trussi | 15 novembre 2011A volte nella provincia che arbitra accadono storie che rischiano di essere taciute. Per fortuna non è il caso di quella che stiamo per raccontare.
Non sono ancora le 11 della domenica mattina quando il lucchetto che assicura la bici al palo scatta e libera la ruota anterione. Oltre il cancello ad attendere Noureddine c’è una fitta coltre di nebbia ma la strada che porta alla stazione ormai la manda a memoria. Il regionale delle 11.23 parte puntualissimo e arriva a Casale Monf. proprio mentre sull’orologio del primo binario scatta l’ultima cifra delle 11.55. Il tempo di attraversare e sul piazzale quasi sta per chiudersi la portiera del pullman per Vercelli, dove il prode Benou giungerà alle 12.30, confermando il proprio feeling con i mezzi di trasporto e le coincidenze. Ma quando qualcuno potrebbe incominciare a pensare che sia arrivato a destinazione, in realtà siamo appena a metà del viaggio. E’ il secondo treno di giornata a condurre lo stoico marocchino attraverso il regno delle risaie, fino a Novara dove lo attende l’ultima corsa della corriera per Bellinzago e là finalmente un prato verde, illuminato da un tiepido sole.
Due ore e mezza dopo la partenza da casa, è nel suo caldo spogliatoio: divisa, taccuino, l’immancabile fischietto e via verso una direzione di gara impeccabile, fresco come una rosa. I locali superano 1-0 il Borromeo, ma il premio più bello arriva a fine partita quando l’allenatore ospite, seppur sconfitto, oltre a complimentarsi gli offre un passaggio per Novara, facendogli un grosso sconto sulle peripezie del ritorno.
Pensi sia finita e invece giro il foglio e sul retro comincio a leggere un’altra avventura che calamita la mia attenzione.
Ridwane sale in auto e guarda il polso sbadigliando. Le lancette allineate sembrano
una sola ma la più corta punta verso il basso, ore 6.00. La Peugeot 207 imbocca il casello e si dirige senza indugi verso Malpensa, l’occasione é troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. La madre, di ritorno dal pellegrinaggio alla Mecca, arriva all’aeroporto. I baci, gli abbracci e via nella direzione opposta. Prima tappa: Novara. Sono le 10 circa, abissale l’anticipo sulla gara pomeridiana, che si gioca nella vicina Momo. Quando arriva al campo gli avversari della Cristinese non si vedono ancora. Alle 14.30 il fischio d’inizio, quasi 9 ore più tardi della sveglia. E’ record. E a lui va meno bene che al suo compare. L’osservatore e’ una donna che mastica di calcio. I rilievi sono troppi x stare tutti sul foglietto, per fortuna che c’è il retro. Ci sarebbe di che abbattersi ma il solito sorriso sul volto di Redu torna a splendere quando capisce che lei si è accorta che non ha l’auto parcheggiata fuori. Pacca sulla spalla “Salta su…”. Pochi minuti per raggiungere la stazione di Novara, un sogno. Il sorriso nel tratto di strada non si è mai spento, ma i denti sembrano raddoppiare quando sale in carrozza e all’improvviso sbuca Benou. Stesso treno, stessa carrozza. Due figli del Marocco che il nostro (ex?)Belpaese ha adottato e di cui la sezione intera va fiera, seduti uno in fronte all’altro. C’è più di un’ora di viaggio davanti, ma il tempo vola, le cose da raccontarsi sono molte. Alle 20.30 passate saranno finalmente in casa, esausti ma felici. Ricordo tanti anni fa quando eravamo più giovani e a volte in famiglia c’erano più auto che persone. Sembrava andasse tutto bene, molti non avevano mai sentito pronunciare la parola “crisi”. Ma mi ricordo anche che in sezione eravamo tutti italiani di nascita e una volta un ragazzino minorenne rifiutò una gara a Cabanette dicendo che abitava agli Orti e non aveva la patente. Beh.. Oggi le cose sono cambiate di parecchio, probabilmente in peggio sotto molti punti di vista. Però poi apprendo di certe storie come quella di Noure e Redu e vi garantisco che quei tempi andati non mi mancano proprio per niente.

